L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in guerra è ormai una – incontrollata – realtà.
Anche se, allo stato attuale, non risultano episodi riconosciuti e confermati di armi completamente autonome utilizzate direttamente contro bersagli umani, numerosi operatori ritengono che nella guerra in Ucraina i belligeranti abbiano affidato all’intelligenza artificiale non solo la scelta dei bersagli strategici; bensì anche l’individuazione e l’attacco a bersagli umani.
Senza alcun controllo da parte dell’uomo.
Il tema è complesso ed investe non solo il diritto internazionale ed il diritto bellico (o diritto internazionale umanitario), ma anche i negoziati sulle c.d. lethal autonomous weapons systems (LAWS) o autonomous weapons systems (AWS) o killer robots, ossia le armi autonome.
In questo nostro articolo di approfondimento abbiamo trattato le problematiche principali delle quali la comunità internazionale si sta occupando.
Sommario
Il Diritto internazionale umanitario
Il diritto internazionale umanitario (DIU) noto anche come diritto bellico o diritto dei conflitti armati è l’insieme delle norme di diritto internazionale che riguarda la protezione delle cosiddette vittime di guerra o vittime dei conflitti armati.
Il diritto internazionale umanitario si applica tanto all’aggressore quanto all’aggredito, che sono ambedue uguali dinanzi alle leggi di guerra.
Costituisce una parte molto importante del diritto internazionale pubblico e include le regole che, in tempo di conflitto armato, proteggono le persone che non prendono, o non prendono più, parte alle ostilità e pongono limiti all’impiego di armamenti, mezzi e metodi di guerra.
La normativa è attualmente costituita da:
- Convenzione di Ginevra del 22 Agosto 1864 (data di nascita del Diritto Internazionale Umanitario)
- Convenzioni di Ginevra del 1949
- Protocolli dell’Aja del 1977
- Protocollo del 2005 comunemente chiamato “Cristallo rosso”.
I principi del diritto internazionale umanitario
La dottrina maggioritaria ha così elencato i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario:
- rispettare, difendere e trattare in modo umano gli individui che partecipano, o hanno preso parte, ad azioni di ostilità, garantendo loro l’assistenza necessaria, senza alcuna discriminazione.
- trattare umanamente i prigionieri di guerra e chiunque sia stato privato della libertà, proteggendoli da ogni tipo di violenza, in particolare la tortura
- in un conflitto armato, l’uso di metodi o strumenti di guerra non è senza limiti ed è illecito infliggere ulteriori pene o sofferenze inutili
- allo scopo di evitare vittime tra i civili, le forze combattenti devono sempre fare distinzione tra popolazione e oggetti civili da una parte, ed obiettivi militari dall’altra
- la popolazione civile ed i singoli cittadini od obiettivi civili non devono costituire il bersaglio di attacchi militari.
Il principio di proporzionalità
Il principio di proporzionalità nell’ambito del diritto internazionale umanitario prevede che la violenza in una guerra sia proporzionale ai suoi obiettivi militari.
Questo obiettivo preclude la politica della “terra bruciata” o la tattica della “lotta senza quartiere“.
Il livello di vittoria militare deve essere proporzionale al livello di distruzione che ne segue.
Se nell’area interessata dal conflitto vi sia un obbiettivo di alto valore militare e nella medesima area vi siano civili, l’attacco all’area e l’eventuale danno collaterale possono essere considerati come giustificabili per il criterio di proporzionalità.
La realtà – anche quotidiana – delle guerre è però molto differente ed è evidente che il principio di proporzionalità sia spesso disatteso.
E l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in guerra sempre più diffuso.
Il funzionamento delle armi autonome
Per trattare il tema dell’intelligenza artificiale in guerra, occorre comprendere cosa debba intendersi per “armi autonome“.
Un sistema di arma autonoma è una tipologia di arma “preprogrammata” per colpire uno specifico obiettivo.
In genere, il sistema si affida agli strumenti di intelligenza artificiale ed ai sensori di cui è dotata la singola arma per individuare, riconoscere, raggiungere e distruggere l’obiettivo pre-impostato.
Tra i sensori, possono rientrare gli infrarossi ed il riconoscimento facciale.
Quando l’arma giunge (con funzioni guidate od in modo autonomo) nel luogo in cui dovrebbe trovarsi il bersaglio, l’algoritmo verifica la corrispondenza del bersaglio con le informazioni impostate ed, in caso positivo, distrugge od uccide il bersaglio.
Il processo, se totalmente automatizzato e/o affidato all’intelligenza artificiale, esclude l’intervento e quindi il “giudizio” umano sulla distruzione o uccisione del bersaglio.
I negoziati di Ginevra
Con l’intensificarsi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in guerra, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha affermato che “le macchine dotate del potere e della facoltà di togliere la vita senza l’intervento umano sono politicamente inaccettabili, moralmente ripugnanti e dovrebbero essere proibite dal diritto internazionale”.
La sua dichiarazione s’è inserita nel dibattito sulle armi autonome, che a livello internazionale è iniziato nel 2014.
Mentre i negoziati stentano a fare passi avanti, la tecnologia applicata alle armi autonome ha compiuto progressi molto più rapidi; e letali.
Sistemi semi-autonomi e assistiti dall’AI sono già stati ampiamente utilizzati nei conflitti in Ucraina, Sudan, Gaza, Iran e nel Golfo.
In questo contesto così articolato, occorre evidenziare che Russia e Stati Uniti si siano opposti alla creazione di nuovi strumenti giuridicamente vincolanti sulle armi autonome, sostenendo che le norme esistenti siano già sufficienti.
I negoziati in corso cercano quindi di evitare che il progresso tecnologico preceda definitivamente la regolamentazione internazionale sull’utilizzo delle armi autonome e dell’intelligenza artificiale in guerra.
Problemi e responsabilità
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in guerra e delle armi autonome pone una domanda: chi è responsabile del loro operato?
Gli algoritmi sono infatti incapaci di comprendere il valore della vita umana; e, pertanto, non dovrebbero mai avere il potere di decidere chi debba vivere e chi morire.
Le armi che utilizzano algoritmi per uccidere e che non sono controllate dal giudizio umano sono state giudicate:
- immorali
- una grave minaccia per la sicurezza nazionale e globale
- mancanti del rispetto del principio di responsabilità.
Ma niente sta fermando la loro proliferazione ed il loro perfezionamento.
Sembrerebbe che una delle principali preoccupazioni riguardi l’affidabilità dei sistemi; e non il tema della responsabilità.
Gli operatori hanno infatti evidenziato che il comportamento di un sistema basato esclusivamente sull’AI potrebbe non essere sempre pienamente prevedibile o controllabile.
Gli algoritmi potrebbero non riconoscere correttamente i soldati feriti o che si stanno arrendendo; od i civili presenti nella zona di guerra.
Tali errori potrebbero determinare conseguenze letali: e, quindi, gravi violazioni del diritto umanitario. Con onere di individuare i responsabili.
Ma mentre i negoziati di Ginevra languono nel tentativo di ottenere il consenso degli Stati per arrivare all’apertura di trattative formali, sui campi di battaglia i sistemi basati sull’AI stanno già assumendo un ruolo crescente nella ricerca, identificazione e selezione degli obiettivi umani da uccidere.
Senza troppo preoccuparsi delle conseguenze dovute ad errori e senza dar spesso conto delle vittime “collaterali“.
Per la relativa consulenza od assistenza nell’ambito degli argomenti trattati in questo articolo, potete contattare l’avv. Andrea Spreafico.
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