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Con l’esempio dato al mondo da Israele nella gestione delle persone vaccinate, in molti si sono domandati se potessero essere ripensate le limitazioni alla libertà personale in relazione allo status di “vaccinato”.

Una prima risposta è arrivata dal Garante per la privacy, che ha detto “no ai passaporti vaccinali” per accedere a locali o fruire di servizi.


Con un comunicato stampa dell’1 marzo 2021, il Garante per la privacy si è pronunciato sul tema dei “passaporti” per coloro che hanno già ricevuto la vaccinazione anti covid-19.
In particolare, sull’opportunità di iniziare ad implementare soluzioni, anche digitali (es. app), per rispondere all’esigenza di rendere l’informazione sull’essersi o meno vaccinati come condizione per l’accesso a determinati locali o per la fruizione di taluni servizi (es. aeroporti, hotel, stazioni, palestre ecc.).

Il Garante ha espresso il proprio parere negativo in merito; ed ha indicato che il trattamento dei dati relativi allo stato vaccinale dei cittadini a fini di accesso a determinati locali o di fruizione di determinati servizi debba essere oggetto di una norma di legge nazionale.


Vai al testo del comunicato →

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