interno della Corte Costituzionale
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E’ legittima la sospensione dalla carica dei politici condannati in via non definitiva.

Così si è pronunciata la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 35/2021, le cui motivazioni sono state depositate lo scorso 11 marzo.

Per la Corte “la sospensione automatica dalla carica prevista dalla legge Severino (D.Lgs. n. 235 del 2012) di chi sia stato condannato in via non definitiva per reati di particolare gravità o commessi contro la pubblica amministrazione” non contrasta con il Protocollo CEDU sulla tutela del diritto di voto attivo e passivo.


Le motivazioni della sentenza erano molto attese, in quanto le disposizioni in materia di incandidabilita’ e di divieto di ricoprire cariche elettive introdotti dalla Legge Severino regolano alcuni degli aspetti essenziali della vita democratica del nostro Paese.

In particolare, all’esame della Corte erano state sottoposte quelle norme che anticipano – rispetto alla senteza irrevocabile di condanna – i provvedimenti di sospensione automatica dalla carica elettiva.

Il motivo principale del ricorso prende le mosse da quella che si incentra sulla mancata previsione di un vaglio di proporzionalità tra i fatti oggetto della condanna e la sospensione dalla carica elettiva. Pertanto, uno dei nodi più controversi della Legge.

La Corte Costituzionale ha preliminarmente affermato che “i legislatori nazionali godono di un ampio margine di apprezzamento nella disciplina del diritto di elettorato passivo, in particolare quando viene in gioco la peculiare esigenza di garantire stabilità ed effettività ad un sistema democratico nel quadro del concetto di democrazia capace di difendere se stessa“.

In base alla giurisprudenza di Strasburgo, infatti, gli Stati contraenti possono scegliere se affidare al giudice la valutazione sulla proporzionalità della misura o incorporare questo apprezzamento nel testo della legge, attraverso un bilanciamento a prioridegli interessi in gioco.

La disposizione censurata, con la previsione di determinati requisiti di onorabilità degli eletti, mira infatti a garantire l’integrità del processo democratico nonché la trasparenza e la tutela dell’immagine dell’amministrazione.

Pertanto, sotto questi profili la Legge Severino è costituzionalmente legittima.


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